сряда, 21 юли 2010 г.

la chiesa del Redentore

Concepito quale stazione finale per la processione del giorno del Redentore, questo capolavoro di Paladio è iniziato nel 1577 e dopo la morte del grande architetto (avvenuta nel 1580 quando lui aveva 72 anni) concluso da Antonio da Ponte nel 1592.


Tempio votivo voluto dal Senato nel corso della grave pestilenza cessata nel 1577, già nel 1578 fu meta della processione che vedeva i dogi raggiungere il tempio su un ponte di barche gettato dall'opposta fondamenta delle Zattere.


La chiesa del Santissimo Redentore, per eccellenza un tempio votivo, dededicato al Redentore si presenta in tutto il suo splendore a chi vi acceda dall'acqua.

La peste, che tra il 1575 e il 1576 avrebbe mietuto più di 50 vittime, imperversava ancora su Venezia quando l'8 settembre il doge Alvise Mocenigo proclamò nella Basilica di San Marco il voto solenne di dedicare un tempio al Santissimo Redentore promettendo che "ogni anno, nel giorno che questa città fosse stata dichiarata libera dal contaggio, Sua Serenità et li successori suoi anderanno solennemente a visitare predetta chiesa, a perpetua memoria del beneficio ricevuto".

Per la benedizione della prima pietra fu scelto il giorno della Invenzione della Santa Croce (3 marzo 1577) e il 21 luglio - dichiarata ormai scomparsa la peste - la processione sul primo ponte votivo fu guidata dal nuovo doge, Sebastiano Venier, l'eroe di Lepanto.

La chiesa fu consacrata dal Patriarca Lorenzo Priuli il 27 settembre 1592.



Quello che più colpisce entrando nel tempio è l'effetto scenografico, l'armonia delle proporzioni oltre la grande luminosità dell'ambiente, caratteristica di tutti gli edifici palladiani, cui contribuisce molto il bianco delle superfici murarie.


L'unica navata (lunga 33,3 m, larga 16,8 m e alta 20,4 m) è sovrastata da una volta a botte articolata in spicchi che lasciano entrare abbondante la luce dalle grandi finestre termali.

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